Sul perchè i gerarchi cattolici sono così omofobici
Ricevo da Luca, e pubblico…
Nessuno si chiede con sincerità come mai l’atteggiamento di alcuni uomini gerarchi della Chiesa sul tema delle unioni omosessuali sia così violento e aspro.
Come mai gli uomini che dovrebbero ricordare l’amore, il rispetto per la dignità e la solidarietà tra gli esseri umani alimentano un disprezzo sociale che disgrega le famiglie (vedi i genitori che allontanano i figli quando scoprono che sono gay) e allontana le persone dalla fede e dalla
comunità religiosa?
Ad esempio mia madre e mio padre che sono sempre stati cattolici praticanti si trovano sempre più a disagio quando in Chiesa gli ricordano che suo figlio gay ha un ‘amore di serie B’ e che la sua relazione non deve essere riconosciuta dallo Stato.
Con suo massimo dispiacere, infatti va sempre meno a Catechesi.
Quando ero bambino nel mio paese c’erano alcuni ragazzi maschi poco assertivi con le donne e mi ricordo proprio che c’era una sorta di consiglio implicito verso di loro: “Se non ti piacciono le donne e sei gay, non avrai una bella posizione nella società quindi è meglio che scegli altre strade“.
Alcuni di questi ragazzi atipici e particolarmente timidi con l’altro sesso sono entrati in seminario, altri invece sono diventati apertamente gay dopo un percorso di accettazione e apertura, un altro poveretto si è dato a comportamenti autolesivi.
Quaranta o cinquanta anni fa, se sapevi di essere gay eri condannato alla pubblica riprovazione sociale e quindi intraprendere la strada sacerdotale era comunque un modo per evitare tale posizione di ‘vittima’, anzi trasformando la propria debolezza in status e prestigio (comunque i preti che per fortuna sono rispettati e diventano persone ascoltate nella propria
comunità).
Una possibilità di svantaggio diventa così una occasione di rivalsa.
E’ indubbio che nella Chiesa Cattolica Romana, la prevalenza dei gay sia decisamente più elevata che nella popolazione generale.
Basta andare in qualche sito di incontri gay per trovare qualche prelato, e molti uomini pertamente gay vi sapranno raccontare un qualche incontro ‘intimo’ con
qualche prete.
Alcune ricerche scientifiche parlano del 50-70% dei preti con orientamento omo o bisessuale, nella maggioranza dei casi ‘sublimato’.
E’ anche comprensibile che una parte di preti omosessuali che adesso sono potenti nelle gerarchie vaticane siano profondamente ostili all’introduzione dei matrimoni gay e alla riduzione del pregiudizio anti-omosessuale che sta avvenendo nella società.
E’ difficile accettare che le cose cambino e che ci siano giovani più fortunati che potranno vivere in futuro la propria omosessualità molto più serenamente rispetto al loro periodo.
Io stesso che ho 40 anni a volte invidio i giovani gay di 20 anni che guardano Will e Grace in TV, che hanno luoghi e contesti meno ostili di quanto avevo io 20 anni fa.
Il brutto è che questa invidia a volte diventa rabbia o desiderio di rivalsa.
E’ dai tempi di Freud peraltro che gli psicologi hanno documentato il semplice meccanismo proiettivo ben: pensate a quagli omosessuali che non sono a loro agio con se stessi, magari l’omofobia che hanno provato sulla loro pelle li ha portati a negarsi qualsiasi tipo di relazione sentimentale, ad abitare in posti che non volevano e scegliere ruoli che non li soddisfano.
A volte queste persone possono provare odio e risentimento verso altre persone apertamente e serenamente omosessuali.
Chi non ha mai verificato la veridicità dell’affermazione: “Non mi piace in altri quello che in realtà non mi piace in me stesso”?.
In una rivista americana prestigiosa un famoso esperto di storia italiana ha dichiarato recentemente: “La chiesa cattolica romana è l’istituzione tra le più omofobiche e le più gay“.
Forse questo spiega anche perché i server del sito italiano www.gay.it registrano tra i primi dieci collegamenti quelli dei computer del Vaticano.
Alcuni esperti hanno addirittura ipotizzato che il dibattito sui PACS e matrimoni gay possa essere riletto con una conflittualità non tra ‘cattolici’ e ‘laici’ ma tra uomini gay anziani e omosessuali di seconda generazione.
Insomma i politici sappiano che una qualche legge che contribuisca a ridurre il pregiudizio e la discriminazione verso gay e lesbiche in realtà non aiuta solo gli omosessuali, gli amici e i familiari delle persone omosessuali (che anche loro potranno dire agli amici che la sorella lesbica si è pacsata o sposata con più serenità per tutti), ma aiuta anche qualche a ridurre l’omofobia nel mondo clericale.
Così i preti nella loro scelta dell’astinenza (siano essi gay o etero) possano maggiormente concentrarsi non sulle loro ossessioni personali ma sui problemi del mondo, le sofferenze, le guerre e le atrocità che si leggono sui giornali.
I politici stiano tranquilli perché si renderanno conto anche che le argomentazioni di alcuni prelati sono fittizie e irrealistiche: riconoscere l’amore di due persone non minaccia alcunché.
Anche negli Stati Uniti era proibito sposarsi tra persone di diversa etnia ma la legittimità dei matrimoni misti non ha generato la fine del mondo o la crisi dei valori; la famiglie della stessa etnia non si sono disgregate perché abitavano con vicini di cui lui era europeo e sua moglie asiatica.
E già moltissimi italiani, cattolici e non, si sono accorti qui si tratta di libertà, amore e rispetto per l’altro, e di fare un piccolo passo per contrastare storie di violenze, persecuzioni e isolamento.