Di cosa parliamo quando parliamo di Pride? (E con chi?)
Lettera aperta ai responsabili delle organizzazioni LGBTQ italiane
Siamo uomini e donne, con differenti abilità, di ogni orientamento e identità sessuale.
Apparteniamo a diverse generazioni ed a vari ceti sociali.
C’è chi è HIV+, chi HIV- e chi non lo sa.
Abitiamo in grandi città, in cittadine di provincia ed in piccoli paesi.
Di certo conoscete personalmente alcuni di noi, visto che molti sono membri delle vostre associazioni, collaborano fianco-a-fianco con voi su una serie di progetti, partecipano alle iniziative ed appuntamenti che proponete, ascoltano ciò che avete da dire.
Cerchiamo di vivere al meglio, giorno per giorno, rispettando chi ci sta attorno e cercando la felicità.
Nei limiti nelle nostre possibilità, ci impegniamo per un mondo migliore, per tutti e per la nostra comunità.
Avete visto molti di noi ai Pride di Roma, di Milano, di Biella, di Bologna, di Catania.
Siamo contenti di aver dato il nostro contributo alla buona riuscita di queste importanti manifestazioni.
Alcuni sono venuti soltanto alla parata, altri si sono fermati anche ai discorsi finali, altri ancora hanno collaborato come volontari.
Per qualcuno è stato facile venire al Pride, altri hanno invece dovuto prima risolvere tante difficoltà personali, altri ancora questa volta non ce l’hanno fatta.
Per tutti, tuttavia, è stato molto bello ed incoraggiante vedere, in prima persona o per foto/video, quanti siamo e come siamo.
Siamo dalla vostra parte.
Di più, non ci sentiamo distinti da voi perché siamo parte di voi.
E’ importante che ci siate – pensiamo.
Ma siamo anche stanchi, avviliti ed arrabbiati per il modo in cui ci trattate, specie dopo la stagione dei Pride.
Sentiamo molta distanza tra le cose di cui vi occupate e le questioni che affrontiamo, nel nostro piccolo, a casa, a scuola, sul lavoro, in famiglia, nel tempo-libero, nella società.
Desideriamo dirvi alcune cose.
É normale avere opinioni diverse.
La diversità non è però mai un problema.
La diversità non è un ostacolo ma una sfida per costruire assieme la convivenza pacifica – lo sappiamo bene perché lo viviamo continuamente sulla nostra pelle.
A fronte delle differenti posizioni, nel concreto di ogni giorno, quando ci incontriamo o siamo alle prese con gli attacchi degli omofobi, sappiate che ci teniamo in particolar modo a sentirci parte di un’unica, estesa e solidale comunità.
Tra di noi non ci sentiamo né rivali, né concorrenti, né tanto meno avversari; nemmeno concepiamo ritorsioni, denigrazioni o svalutazioni.
Se qualcosa funziona, dovunque, siamo soddisfatti; se qualcosa non va per il verso giusto, dovunque, siamo dispiaciuti.
Non siamo invidiosi, né ci facciamo problemi di esclusività: qualcuno ha tutte le vostre tessere, altri una serie, altri una sola, altri nessuna.
Se proponete cose importanti per la nostra vita, vi seguiamo con piacere – qualunque sia l’autore della proposta; se scrivete cose di valore per la nostra comunità, le leggiamo con interesse – indipendentemente da chi ha avuto l’idea.
Ogni attacco sferrato alla nostra comunità, anche rivolto alle sue componenti che sentiamo meno affini al nostro sentire (anche noi abbiamo le nostre preferenze), ci ferisce allo stesso modo, perché tutti condividiamo le stesse condizioni di vita e lo stesso destino.
Spesso, invece, voi vi fate prendere dal gioco delle parti e dallo scontro tra organizzazioni.
Perché spendere tante energie ad infangarsi reciprocamente?
Non realizzate che, facendo così, diventiamo tutti più fragili, dilaga il pessimismo e perdiamo rappresentanza e tutela sulla scena pubblica? Non perdiamo così di vista i nostri veri nemici?
Al posto di ostacolarci, accreditiamo il fatto che abbiamo diverse scale di priorità e, allo stesso tempo, riconosciamo che – noi ci crediamo fortemente – alcuni obiettivi sono comuni.
Investiamo su questi aspetti condivisi e sovra-ordinati rispetto alle singole agende, selezioniamone un limitato numero e uniamoci attorno ad essi.
Su quelli non condivisi, ognuno operi come preferisce ed in autonomia, sostenuto dal pieno rispetto di tutti.
Esercitiamoci sulle cose che abbiamo in comune, non puntiamo soltanto a frammentarci.
Perché non concordare un piano di azione costruito e gestito assieme, realmente utile per la qualità della vita delle persone LGBTQ in Italia, aldilà delle appartenenze valoriali, su cui far convergere le nostre risorse e la nostra voglia di fare?
In merito a quanto è successo durante il comizio finale al Bologna Pride siamo molto rammaricati.
Per questo motivo, ci aspettiamo che risolviate gli ostacoli che attualmente vi dividono, incontrandovi di persona, conciliando, assumendovi ognuno le proprie responsabilità, usando metodi nonviolenti e democratici e chiedendovi anche scusa, se necessario.
Siamo preoccupati per l’effluvio di comunicati che vi siete lanciati e per il livore in cui molti sono piombati.
Non vi siete detti granché e ci avete talvolta usato come pedine.
Se volete la nostra fiducia ed il nostro supporto, sappiate che vi valutiamo più per cosa riuscite a fare piuttosto che soltanto per cosa dite.
Soprattutto, smettetela di badare solo a voi stessi ed al tipo di relazione che avete tra di voi.
Tornate ad occuparvi di tutto ciò che il Bologna Pride è stato: non solo il palco, ma anche la piazza; non solo le 100 persone attorno ai microfoni, ma anche le altre 199.900 persone che, in risposta al vostro appello e con fiducia, sono scese in strada quel giorno e che alle idee di visibilità, impegno e comunità ci credono ancora – tra cui noi.
Questo è il nostro punto di vista.
Non sappiamo se è rappresentativo di tutti i punti di vista, se rispecchia la maggioranza o la minoranza.
In ogni caso vi chiediamo di rispettarlo e – se volete – anche di tenerne conto.
Lista dei sottoscrittori, in ordine alfabetico (aggiornamento al 12 dicembre 2008):
Alba Montori, Aldo Guffanti, Alessandra Russo, Alessandro Argentini, Alessandro Maeder, Alessio De Giorgi, Andrea Contieri, Andrea Di Stefano, Angelo De Battisti, Angelo Salvucci, Antonia Zanardini, Assunta Lodigiani, Chiara Valentini, Claudio Borri, Claudio Mori, Cristiana Alicata, Cristina Chiari, Daniela Bellisario, Daniele Nardini, Darianna Saccomani, Francesco Allegrini, Francesco Vitobello, Gabriele Sciuto, Germano Gasparini, Gian Mario Felicetti, Gianluca Paudice, Giovanni Dall’Orto, Giovanni Menozzi, Giovanni Sessa, Giuliano Inselvini, Giulio Maria Corbelli, Giuseppe Lombardo, Guido Allegrezza, Jonathan Mastellari, Laura Pozzoli, Luca Mercogliano, Matteo Proromo, Mauro Mariotti, Miles Gualdi, Natascia Esposito, Paolo Violi, Pasquale Quaranta, Pierluigi Lenzi, Raffaele Lelleri, Renato Gombia, Roberto Brandolini, Roberto Prandini, Roberto Rocchi, Sciltian Gastaldi, Sergio Carfora
E’ possibile aggiungere la propria adesione alla lettera aperta inviando una e-mail personale a: di_cosa_pride@libero.it.
Gli aggiornamenti verranno pubblicati.
Sito web dedicato alla lettera aperta, con vari materiali collaterali e promozionali:
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Appello su FaceBook:
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